Welfare aziendale: cos’è e cosa non entra nel reddito

Con welfare aziendale si indicano di solito beni, servizi e somme che il datore di lavoro offre ai dipendenti oltre allo stipendio, come servizi per i figli, assistenza ai familiari anziani o polizze sanitarie. Per la legge fiscale alcune di queste voci non concorrono a formare il reddito di lavoro dipendente: in pratica non vengono tassate ai fini IRPEF come parte dello stipendio. Questa guida spiega quali categorie prevede la norma, senza cifre limite, che per il 2026 sono nella pagina sui fringe benefit.

Cosa dice la norma

L’articolo 51 del TUIR (DPR 917/1986), comma 2, elenca ciò che non concorre al reddito di lavoro dipendente. Per il welfare le voci principali sono:

  • opere e servizi riconosciuti dal datore di lavoro volontariamente o per contratto, accordo o regolamento aziendale, offerti alla generalità dei dipendenti o a categorie di dipendenti e ai familiari indicati nell’articolo 12, per le finalità di cui all’articolo 100, comma 1 (lettera f);
  • somme, servizi e prestazioni per educazione e istruzione dei familiari, anche in età prescolare, compresi servizi integrativi e mensa, ludoteche, centri estivi e invernali e borse di studio (lettera f-bis);
  • somme e prestazioni per i servizi di assistenza a familiari anziani o non autosufficienti (lettera f-ter);
  • contributi e premi versati dal datore per prestazioni, anche assicurative, sul rischio di non autosufficienza o di gravi patologie (lettera f-quater).

Il filo comune è che l’offerta sia rivolta alla generalità dei dipendenti o a categorie di dipendenti, non a una singola persona scelta caso per caso.

Documenti di legittimazione

Il comma 3-bis dello stesso articolo prevede che beni, prestazioni, opere e servizi possano essere erogati anche tramite documenti di legittimazione, cartacei o elettronici, con un valore nominale. È il caso tipico dei buoni e delle piattaforme welfare.

Quanto vale in busta paga

Le voci che rientrano nell’articolo 51, comma 2, non aumentano il tuo imponibile fiscale: lo stipendio netto non cala per l’IRPEF su quelle somme. Se ricevi invece benefit che non rientrano in quelle categorie, o oltre i limiti previsti, si applicano le regole dei fringe benefit. Il trattamento contributivo INPS non è trattato in questa guida.

2026 e nuovo TUIR

Il nuovo testo unico delle imposte sui redditi (D.Lgs. 117/2026) è in vigore dal 4 luglio 2026, ma secondo il sito del Governo le sue disposizioni si applicano dal 1° gennaio 2027: fino ad allora vale il TUIR del 1986. Per il 2026 questa guida si basa quindi sul testo dell’articolo 51 vigente al 30 giugno 2026, letto su Normattiva.

Domande frequenti

Il welfare aziendale è tassato?

Le categorie elencate all’articolo 51, comma 2, lettere f, f-bis, f-ter e f-quater non concorrono a formare il reddito di lavoro dipendente. Per i casi concreti conta il regolamento o l’accordo aziendale: chiedi al tuo datore di lavoro o a un consulente.

Il welfare spetta a tutti i dipendenti?

Deve essere offerto alla generalità dei dipendenti o a categorie di dipendenti, non a singoli lavoratori.

Per le altre voci in busta vedi come leggere la busta paga e le trattenute in busta paga.

Ultima verifica: 28/10/2026. Fonti: Normattiva, DPR 917/1986 art. 51 (testo vigente al 30/06/2026) e Governo, nuovo TUIR (applicazione dal 1/1/2027). Non sono verificati limiti di importo, trattamento contributivo, interpretazioni dell’Agenzia delle Entrate e regole dei singoli contratti. Vedi la nota informativa.